domenica 22 marzo 2015

LE CASCINE DI TAVOLA

Quando si parla delle Cascine, di solito si pensa al parco di Firenze.
In realtà ne esiste un altro che si chiama Cascine di Tavola.
E' sempre un parco pubblico, ma è forse un po' meno universalmente conosciuto.
E qui entriamo in ballo noi...
Si tratta della tenuta annessa alla villa medicea detta "Ambra", di cui abbiamo già parlato (vedi link) e che è meglio conosciuta come "Villa del Poggio a Caiano". Anche la tenuta era conosciuta con il nome di "Cascine del Poggio a Caiano", e se da queste parti la cercate con questo nome, state sicuri che non sbaglierete strada...
Sono collocate sulla riva sinistra del fiume Ombrone, e alla data della sua creazione facevano parte di un complesso talmente ampio che comprendeva ben due ville tra le più famose (la villa Ambra, appunto e la Ferdinanda ad Artimino, che non è lontano da qui) e un territorio talmente vasto da comprendedere metà della provincia di Prato.
Nel solo parco delle Cascine di Tavola, trovano posto il parco pubblico, un golf club molto esclusivo (Le Pavoniere) e un Club Ippico (Il Magnifico).
Oltretutto, dall'altra parte della Strada Statale 66 (vedi link) il comune di Poggio a Caiano ha ricavato un altro parco pubblico, quello del Barco Mediceo.
Questo tanto per dare un'idea delle dimensioni della tenuta!
Il luogo è stato modificato dall'uomo in varie epoche: prima dalle centuriazione romana - Caiano è un nome di chiara derivazione romana - le bonifiche medioevali volute dal comune di Prato, che crea il reticolo delle gore, allo scopo di evitare l'impaludamento del fiume Bisenzio (vedi link), sino ad arrivare agli interventi di Lorenzo il Magnifico, cioè colui che volle l'edificazione della villa.
 Questo luogo piaceva anche ai Granduchi di Lorena, - caso strano -  che migliorarono e ampliarono le opere organizzative della tenuta agricola, e che quindi rendeva assai bene!
La tenuta agricola è separata dal giardino della villa dal fiume Ombrone ma è parte integrante del progetto di Lorenzo, dove i luoghi di svago della corte non dovevano comunque essere lontani dalle attività produttive.
Qui veniva allevato il bestiame, i bachi da seta, le api, c'erano orti e frutteti, e - primissimo tentativo in Toscana, vista la natura paludosa del terreno - fu fu tentata la coltivazione del riso.
All'interno del parco pubblico, sorgono gli edifici delle Cascine che purtroppo, allo stato attuale, sono in uno stato miserevole di abbandono.

La Cascina propriamente detta è attribuita allo stesso architetto della Villa: Giuliano da Sangallo. E' una costruzione piuttosto singolare per la zona, perchè è un edificio quadrato a torri angolari e con corte centrale, conformazione normale nella  pianura padana , ma fortemente atipica in una valle del centro.
L'edifico è circondato da un fossato, e si accede alla corte centrale da un ponte.

La costruzione si era conservata in condizioni accettabili dal XV secolo sino a pochi anni fa, quando un intervento assai poco ortodosso da parte di un'azienda privata, lo ha fortemente danneggiato, privandolo in molte costruzioni del tetto, il che significa il rischio di crollo delle mura!
Inoltre tutto quello che era asportabile - stemmi, pietre lavorate, lapidi - è stato sottratto.
Intorno ci sono altre costruzioni, tutte in cattivissime condizioni: case di abitazione dei contadini, con antiche cucine ancora riconoscibili,

frantoi, cantine, stalle e tutti gli annessi relativi alla vita agricola, dove si notano bene le sovrapposizioni temporali che si sono succedute nei secoli.
Altri edifici, che hanno invece fatto sempre parte del parco pubblico, sono stati piano piano restaurati, oppure messi in sicurezza, magari solo rifacendo il tetto, cosa questa che impedisce agli edifici di deteriorarsi in maniera significativa.
Vicino alla rimessa della barche, recentemente restaurata, anche se ancora al grezzo - già, perchè qui si viaggiava su barche, lungo i tanti canali che solcano il territorio, e che l'amministrazione comunale cerca di tenere perlomeno puliti dalle piante di canne infestanti che se le stanno divorando - sorge la Ragnaia, cioè il bosco fitto, sottratto alle coltivazioni agricole, e che doveva servire per il l'uccellagione e la caccia. Qui sono presenti vari ponti, quasi tutti crollati, tra cui uno spettacolare ponte che doveva portare in tre sentieri diversi, e del quale adesso è rimasto solo il pilone centrale.
Alcuni sono in fase di restauro, ad opera della Scuola Edile.

Tra la rimessa delle barche e l'edifico della Cascina, si trova lo spettacolare Prato delle Carrozze, un parcheggio ante-litteram, dove i gran signori lasciavano le loro carrozze, per poi salire sulle barche a veder correre daini inseguiti dai levrieri, su percorso obbligato.
Purtroppo, come spesso è accaduto, il passaggio dai Granduchi di Toscana allo stato Italiano non rappresentò un bene per la tenuta.
Rimasto completamente abbandonato sino al 1923, quando fu affidato all'Opera nazionale Combattenti, fu da questa utilizzate per "fare cassa", disboscando una notevole porzione di bosco.
Dopo la seconda guerra mondiale fu di nuovo abbandonato, sino agli anni '90 del scolo scorso, quando si riuscì, affittando vaste zone ai privati, a rendere fruibile al pubblico una buona parte del parco, quello che si può visitare ad oggi.

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