domenica 24 maggio 2015

IL PARCO SCULTURE DEL CHIANTI

Ci piacerebbe dire che abbiamo trovato questo straordinario Parco, girovagando,  come sempre facciamo.
Beh, non sarebbe vero.
Siamo partiti apposta per andarlo a vedere, e dobbiamo anche faticato un po' per trovarlo, percorrendo quelle che sono delle normali strade provinciali, però "bianche", quindi non asfaltate.
Le strade bianche in questa zona sono una caratteristica peculiare - in questa zona  si tiene da anni una gara ciclistica che si chiama proprio così, "Strade Bianche", e che fino a pochi anni fa  si chiamava "L'Eroica" (sponsorizzata ovviamente dal Monte dei Paschi di Siena) - per cui percorrerle dovrebbe essere una bella sensazione.
Forse con un bel fuoristrada - per dire la verità il fondo era assai buono - ma con una moto stradale non tanto!
Vabbè, questo solo per dire che non era propriamente sulla Firenze-Siena, ecco... ma del resto, se fosse stato facile, che merito avremmo avuto a parlarne!?
Dunque, torniamo a noi.
Si trova nel comune di Castelnuovo Berardenga, in frazione Pievasciata,  a pochi chilometri da Siena.
Il Parco nasce da un'iniziativa privata dei signori Piero e Rosalba Giadrossi, appassionati di arte contemporanea, e proprietari di una galleria d'arte.
Non sappiamo se il bosco di lecci e querce era già suo o se l'hanno acquistato appositamente. Sappiamo che era già recitato perchè ospitava un allevamento di cinghiali.
Hanno poi investito tempo e risorse - notevoli - per attrezzare questa vera e propria galleria d'arte a cielo aperto, che è stata inaugurata nel 2003.
Noi non siamo esperti d'arte, tantomeno abbiamo il background per poter apprezzare l'arte contemporanea, però la visita a questo parco ci ha sorpresi ed emozionati.
Si tratta di 26 sculture di grandi dimensioni, realizzate nei materiali più diversi - marmo, certo, ma anche vetro, metallo in vari stadi di corrosione, tubi fluorescenti - da artisti di tutto il mondo.
L'eccezionalità di queste istallazioni è anche dato dal fatto che si esce dallo stereotipo dello scultore - uomo, europeo o comunque occidentale - perchè qui ci sono opere di scultori provenienti dai cinque continenti, di cui una gran parte sono donne.
Abbiamo trovato veramente straordinario il modo in cui le opere si integrano nell'ambiente naturale circostante; come se fosse assolutamente naturale trovarle lì.
E poi, a differenza delle statue antiche che si trovano nei musei - così algide, lontane, inaccessibili - queste hanno una corporeità e una materialità così forte, che senti che solo toccandole o entrandoci dentro puoi veramente apprezzarle e viverle.
Ecco, forse era tutto l'ambiente circostante, gli uccellini che cantavano, il sole, la brezza che faceva muovere le foglie degli alberi, che davano alle opere una vita che un museo non può dare.
Ci vorrebbe un post per ogni opera che abbiamo visto, ma come tutti abbiamo avuto le nostre preferenze.
Limes, che richiama nel nome gli antichi confini che delimitavano le civili terre romane da quelle dei barbari, costituito da candidi sassi di marmo che sembrano appoggiati a lunghi steli di metallo, per una lunghezza di di 60 metri.

Il labirinto, interamente costruito in mattoni di vetro, al cui centro c'è un cubo in mosaico arancio e uno specchio, per essere soli con se stessi.

Leapfrog, con i bambini in pietra lavica, che giocano a saltare

Raimbow crash,  in vetro colorato e tubi fluorescenti
The keel , che può sembrare sia uno scheletro di un dinosauro, che i resti di una grande nave

Energy un incredibile albero in vetro alto otto metri.
e ci fermiamo qui, altrimenti le foto sono troppe e il post non si carica... ma l'unico motivo per cui non le menzioniamo tutte, una per una, è solo questo.
All'arrivo abbiamo pensato: caspita, c'è la coda al botteghino...

E invece no, era un'opera di un'artista giapponese.
Il vero botteghino invece era questo: perfettamente in stile, non è vero?

Sfruttando un avvallamento naturale, è stato costruito un anfiteatro veramente particolare, dove in estate si svolgono concerti e manifestazioni.

Mappa


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